7 dicembre 2016

ADOLESCENZA-Vallant Langosco


L'adolescenza dovrebbe essere un periodo leggero e spensierato per ognuno di noi, e se per un qualche motivo così non è, la nostra vita prende una piega difficile da spianare e finiamo per trascinarci dietro una tristezza impalpabile che appesantisce i nostri passi...

ADOLESCENZA

Ricordo una casa fatta di nulla
ricordo la mia solitudine
ricordo sottili inganni,
ricordo rincorrevo l'orizzonte,
ricordo i dialoghi col vento
la dove mi smarrivo nell'immenso,
la dove la luce mi appariva solo fatta di fuga,
la dove imparai a diffidare anche di me stesso:
ricordi languidi di una triste adolescenza.
Ora sono qui accattone
di una carezza sulla fronte,
di sogni e di parole lievi,
l' azzurro dei miei occhi e' come un'onda
che su rive lontane lentamente muore.
Ho nel mio cuore solo ricordi
d’immensa, struggente tristezza.

Vallant Langosco

LA CASTAGNA CICCIOTELLA - A. G. Mormina e G. Giordani


Grazie alla loro costituzione, la castagna è considerata un frutto portafortuna.
E’ difatti dotata di una doppia corazza che la protegge da ogni insidia esterna: il seme interno è prima avvolto da un bruno pericarpo coriaceo che, a sua volta, è racchiuso da una verde cupola che man mano che matura si trasforma in un pungentissimo riccio. 
 La pianta del castagno inoltre era considerata dalla tradizione contadina e montanara come l’albero del pane, perché spesso costituiva una vitale risorsa alimentare ed economica.


LA CASTAGNA CICCIOTELLA

La castagna cicciottella
si lamenta che sta stretta
dentro al riccio poverella
e di uscire ha una gran fretta

Quando è autunno inoltrato
con compagne e le sorelle
fa un bel salto giù nel prato
divertentendosi a crepapelle

Fra le foglie si nasconde
e le altre stanno all'erta
cade il riccio dalle fronde
ride e resta a.. bocca aperta

Ma per poco durò il giochino
le raccolsero in un cestino
e la castagna cicciottella
si trovò in una padella.

Anna G. Mormina e Giovanna Giordani

4 dicembre 2016

DOPO LA NEBBIA - G. Ungaretti


Dopo tanta nebbia...una serena notte!

DOPO LA NEBBIA

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo

(Giuseppe Ungaretti)

NELLA NEBBIA - H. Hesse


Vaghiamo in solitudine nella nebbia... sperando di trovare compagnia, così la nebbia sembrerà meno fitta!

NELLA NEBBIA

Strano, vagare nella nebbia!
E’ solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
nè gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo,
quando era la mia vita era ancora chiara;
adesso, che la nebbia cala,
non ne vedo più alcuno. 

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio,
che lieve e implacabile
lo separa da tutti. 

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo. 

(Hermann Hesse)

LEGGENDE SULLE CASTAGNE


Le più belle leggende sulle castagne...

IL DIAVOLO E LA CASTAGNA

Perché il frutto della castagna si apre a croce?
Ce lo spiega un'antica leggenda autunnale...

Nel tempo dei tempi il buon Dio aveva deciso di donare all'uomo, per certi suoi meriti, un frutto davvero eccellente.
Pensò un attimo e la sua sapienza infinita gli suggerì di crearne uno con la polpa candida e dolce, con la camiciola lanosa contro i rigori del gelo e con la buccia solida contro gli insetti e i roditori del bosco.
L'uomo assaggiò il nuovo frutto e lo trovò delizioso e quando la stella del vespro salì a curiosare oltre il monte,egli piegò le ginocchia a ringraziare il Signore.
Il diavolo, però,visto l'accaduto, ne fu così seccato e invidioso che passò sull'istante all'azione.
Il mattino seguente l'uomo, tornato a raccogliere altri frutti, li trovò avvolti in una corazza di spine impenetrabile.
Corse, allora, al trono di Dio a lamentarsi:
"Signore, non mi è più possibile gustare il tuo dono: è tutto una spina."
IL buon Dio sorrise e lo assicurò:
"Torna tranquillo alle tue faccende, attendi con molta fede, con un po' di pazienza e vedrai..."
Passarono alcuni giorni, poi, quasi d'improvviso avvenne il miracolo.
 Un mattino che la nebbia sul monte pareva d'argento, il riccio arcigno si aprì in forma di croce, liberando non una, ma tre, quattro castagne. ..
L'uomo ripetè sulla sua fronte il segno di croce apparso nel riccio, mentre il diavolo, sconfitto, dalla rabbia si morse la coda, sprofondando sotto terra .
Da quel giorno, quand’è periodo, i frutti di questa pianta si aprono a croce...

R. Mari



LE TRE CASTAGNE

In un riccio spinoso stavano rinchiuse tre castagne: tre sorelle gemelle. Cresci e cresci, spingi e spingi, un bel giorno pac! il riccio si aprì.
Le castagne, una dopo l'altra, caddero. Le due sorelle cresciute a destra e a sinistra del riccio erano belle, con la schiena ricurva, lucida e una piumetta sulla cima. Invece, la sorellina cresciuta in mezzo era rimasta una castagnetta da niente. La donna che faceva la raccolta non la volle. Prese le due sorelline belle e la lasciò nel bosco sola e triste. Le due sorelline belle andarono per il mondo.
Una fu cotta nella padella e diventò dorata e profumata. La prese un bambino goloso; spalancò la bocca e ahm! la prima castagna non ci fu più.
La seconda finì nella cesta di un pasticciere. Il pasticciere la sbucciò, la fece cuocere nello zucchero, la mise ad asciugare. Era diventata dolcissima e scintillante. La comprò una bambina con una boccuccia che pareva una rosa: la fece a pezzettini piccini piccini. Poi i pezzettini piccini sparirono, a uno a uno, in quella boccuccia di rosa: e la seconda castagna non ci fu più.
La terza castagna, poverina, così sola nel bosco, si lamentava coi grilli e con le talpe: le mie sorelline hanno girato il mondo e io resto sola, nel bosco, col freddo dell'inverno, e sotto la neve a marcire. Ma non marcì. A poco a poco sentì qualche cosa di vivo che germogliava dentro il suo corpicino. Una radichetta bianca e forte cominciò a spingersi all'ingiù, a ficcarsi nella terra. Una pianticina tenera e verde cominciò a spuntare all'insù, cercando la luce del sole. Ora, la più piccina, la più modesta delle tre sorelle gemelle è diventata uno splendido castagno, pieno di ricci, di scoiattoli e di nidi.

Gina Vaj Pedotti


IL MIRACOLO DELLE CASTAGNE

C'era una volta una donna davvero molto povera.
 Il marito da giorni era a letto malato e la poverina non aveva nulla per sfamare i suoi figli, quindi per tranquillizzarli disse loro: «Tacete, cari! Vi farò cuocere un bel paiolo di castagne».
Ma siccome non aveva castagne, col cuore angosciato, mise nel paiolo molti sassolini.
Mentre il paiolo borbottava; la madre raccontava loro le storie più strane sperando che si addormentassero dimenticando la cena, ma i fanciulli sgranavano gli occhi e chiedevano: «Sono cotte, mamma, le castagne?» .
«Quasi. Abbiate pazienza, figliuoli miei».
In quel momento qualcuno bussò all'uscio di casa.
La donna andò ad aprire e si trovò davanti un biondo mendicante dall'angelico sguardo. «Fate la carità, buona donna!» disse. «Muoio di fame».
«Oh povero uomo! Vi soccorrerei con tutto il cuore, ma non ho nulla. Figuratevi che per far tacere i miei sette figliuoli affamati, ho dovuto ingannarli con una pietosa bugia».
«Fa niente, buona donna» disse il mendicante. «Vedo però che avete buon cuore, vi ringrazio e vi benedico» e se ne andò. Poco dopo, l'eroica madre levo il coperchio dal paiolo borbottante, e con sua grande meraviglia lo trovò pieno di grosse castagne cotte. Apri poi l'armadio e vi trovò molti bei pani bianchi e freschi ed un grosso pezzo di carne. Madre e figliuoli pregarono in segno di ringraziamento al cielo.
La leggenda assicura che quel biondo mendicante dall'angelico sguardo era il Signore.


PERCHE' LE CASTAGNE HANNO I RICCI

Tanto tempo fa, le castagne non avevano il riccio, ma erano appese ai rami come le mele. Un giorno tre castagne decisero che quell’inverno non volevano soffrire né il caldo né il freddo ed andarono dal castagno più vecchio per farsi dare un consiglio. Arrivate da lui gli chiesero: “Come possiamo fare a non soffrire né il freddo né il caldo?”.
L’albero allora rispose: “Dovete chiamare i ricci del bosco e dire loro di portare gli amici morti”.
Le castagne fecero come aveva detto loro il grande castagno: i ricci portarono gli amici morti, tolsero loro la pelliccia spinosa e la avvolsero sulle castagne. Da quel giorno le castagne ebbero il riccio.


LA CASTAGNA - Rosalia Calleri


 Che sia bollita, arrostita o essiccata, la castagna resta sempre una prelibatezza da gustare chiacchierando in compagnia, nelle fredde serate autunnali... 

LA CASTAGNA

È bella la castagna,
è liscia e ben vestita,.
è un frutto di montagna,
è dolce e saporita.
Se vien dalla padella
col nome di bruciata,
lo castagnetta bella
è subito sbucciata.
Se vien dalla pignatta
col nome di ballotta,
per tutti i denti è fatta,
perché nell'acqua è cotta.
Se vien dal paiolo
col nome di mondina,
va giù come di volo,
ché tutta si sfarina.
Se vien dal seccatoio,
si serba per l'annata:
e con piacer l'ingoio
che sembra zuccherata.
Insomma in cento modi
si mangia lo castagna,
cantiamo pur le lodi
del frutto di montagna.

Rosalia Calleri


3 dicembre 2016

AUTUNNO - Guillaume Apollinaire


Sul fiume Saco (Maine, USA) - Albert Bierstadt (1830-1902)

Autunno dai bei brillanti colori... ma basta un po’ di grigia nebbia che inghiottisce tutto e diventa di colpo triste...

AUTUNNO 

Passano nella nebbia 
un contadino e il suo bue,
lentamente nella nebbia d'autunno
che nasconde i poveri tuguri.

E mentre si allontana , 
il contadino canta una canzone triste.
Oh, l'autunno, l'autunno
ha sepolto l'estate!

Passano nella nebbia due figure grigie.

Guillaume Apollinaire